Architettura sostenibile

L’architettura sostenibile non è, almeno per come la vedo io, una particolare maniera di costruire case dall’aspetto futuristico. E nemmeno coincide con il mettere qualche pannello solare sul tetto e chiamare il risultato “green”. È un modo diverso di ragionare sull’abitare, che parte spesso da questioni molto concrete: quanto calore si perde dalle pareti, quanta luce naturale entra in una stanza, quali materiali sono stati utilizzati e quanto dureranno.

In sostanza, si parla di architettura sostenibile quando un edificio viene progettato, costruito e utilizzato cercando di consumare meno risorse e di ridurre il proprio impatto sull’ambiente, mantenendo allo stesso tempo buone condizioni di comfort per chi lo vive. È un concetto abbastanza ampio, e forse proprio per questo viene utilizzato fin troppo facilmente.

Una casa davvero pensata in questa direzione non deve necessariamente essere spettacolare. Può avere muri in mattoni, un tetto tradizionale e un giardino normalissimo. A fare la differenza sono soprattutto le scelte che stanno dietro al progetto.

Che cos’è l’architettura sostenibile

Partiamo da qui, perché è facile fare confusione tra edilizia sostenibile e semplice efficienza energetica.

Il consumo di energia è importante, naturalmente, ma non è l’unico elemento da considerare. ENEA, parlando di edifici verdi, prende in esame l’uso delle risorse lungo l’intero ciclo di vita dell’edificio: energia, acqua e materiali, ma anche il benessere delle persone che lo occupano.

Questo cambia parecchio il modo di guardare una casa.

Pensiamo, per esempio, a un’abitazione costruita in una zona molto calda. Una progettazione attenta potrebbe partire dall’orientamento, dalla posizione delle finestre e dalla presenza di schermature esterne, prima ancora di scegliere l’impianto di climatizzazione. In inverno, invece, la stessa casa dovrebbe riuscire a sfruttare il più possibile gli apporti solari e limitare le dispersioni.

Il luogo, insomma, torna ad avere un peso.

È una cosa che l’architettura tradizionale aveva ben presente. In molte case costruite prima della diffusione degli impianti moderni si trovano cortili, porticati, muri spessi, persiane e aperture studiate in funzione del clima. Oggi abbiamo tecnologie molto più sofisticate, ma il principio non è poi così diverso: prima si cerca di sfruttare quello che il contesto offre, poi si interviene con la tecnologia.

E c’è un’altra questione che merita attenzione. La sostenibilità non riguarda soltanto le nuove costruzioni. Recuperare un edificio esistente, quando è possibile e conveniente, può essere una strada altrettanto interessante. Invece di consumare nuovo suolo, si interviene su qualcosa che già esiste, migliorandone prestazioni e qualità abitativa.

I principi su cui si basa

Architettura sostenibile 2

Non esiste un unico modello di casa sostenibile. Una villetta in campagna e un appartamento all’interno di un condominio hanno esigenze completamente diverse. Anche per questo diffiderei delle soluzioni vendute come universali.

Ci sono però alcune questioni che tornano quasi sempre.

La prima è il rapporto con il clima e con il luogo. L’esposizione dell’edificio, la ventilazione naturale, l’ombra degli alberi e la presenza di superfici verdi possono influire sul comfort più di quanto si immagini.

Poi c’è l’involucro edilizio. Pareti, coperture, pavimenti e finestre devono collaborare per evitare che il calore entri o esca inutilmente. Non è una questione particolarmente affascinante da raccontare in una fotografia, ma nella vita di tutti i giorni conta moltissimo.

Un altro principio riguarda le risorse. Acqua, energia e materie prime non dovrebbero essere considerate infinite. I Criteri Ambientali Minimi del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica richiamano proprio l’economia circolare e l’attenzione all’intero processo edilizio, compresa la scelta dei prodotti da costruzione e la gestione del cantiere.

Anche la durata ha il suo peso.

Un materiale che deve essere sostituito dopo pochi anni, magari perché si rovina facilmente o perché richiede manutenzioni continue, non è necessariamente una buona scelta soltanto perché viene venduto come ecologico. La sostenibilità va osservata nel tempo.

Per questo la progettazione sostenibile dovrebbe ragionare anche su manutenzione, riparabilità e possibilità di recuperare o riciclare i materiali. Sono aspetti meno visibili rispetto a un impianto fotovoltaico, ma non meno importanti.

I materiali: naturali sì, ma senza semplificazioni

È probabilmente il capitolo nel quale si incontrano più luoghi comuni.

Il legno è sostenibile. La canapa è sostenibile. Il sughero è sostenibile. Il cemento no.

Le cose, naturalmente, sono più complicate.

Un materiale deve essere valutato per quello che realmente fa all’interno di un edificio e per la sua storia produttiva. Provenienza, quantità utilizzata, lavorazione, trasporto, durata e possibilità di recupero sono tutti elementi che possono cambiare il giudizio finale.

Tra i materiali di origine naturale utilizzati in edilizia troviamo legno, sughero, cellulosa, canapa e fibre vegetali. ENEA ha studiato proprio l’impiego di materiali di origine vegetale e animale per realizzare soluzioni capaci di migliorare l’efficienza degli edifici, con particolare attenzione anche alla riduzione dell’uso di prodotti derivati dal petrolio.

La canapa, per esempio, non è interessante soltanto perché è una pianta. Alcune soluzioni che la utilizzano possono contribuire all’isolamento e alla gestione termoigrometrica degli ambienti. Lo stesso vale per altri materiali naturali, ma ogni applicazione va valutata nel suo contesto.

E non bisogna dimenticare i materiali riciclati. Una casa sostenibile non deve essere costruita esclusivamente con elementi “naturali”. Il recupero della materia e la riduzione degli sprechi fanno parte della stessa logica.

Anche gli isolanti tradizionali possono avere prestazioni molto elevate. ENEA ricorda che per pareti e solai possono essere utilizzati materiali di natura organica o inorganica e che la scelta deve dipendere dalle caratteristiche dell’edificio e dall’intervento previsto.

La domanda giusta, quindi, non è “qual è il materiale più ecologico?”, ma “qual è il materiale più adatto a questo edificio, considerando prestazioni, durata e impatto?”.

È una differenza piccola solo in apparenza.

Energia: consumare meno prima di produrre meglio

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Quando si parla di casa sostenibile, il fotovoltaico arriva quasi sempre per primo. In realtà dovrebbe arrivare dopo.

Prima bisogna chiedersi quanta energia serve davvero.

Un edificio poco isolato può avere un impianto di riscaldamento molto efficiente e continuare a consumare parecchio. Al contrario, un involucro ben progettato riduce il fabbisogno e permette agli impianti di lavorare in condizioni migliori.

L’isolamento termico è quindi uno dei punti di partenza. Pareti, tetto e solai possono essere responsabili di una parte importante delle dispersioni, soprattutto negli edifici più datati. ENEA indica proprio il miglioramento dell’involucro come uno degli interventi centrali per ridurre le perdite di calore e migliorare il comfort estivo e invernale.

Poi arrivano le fonti rinnovabili.

Un impianto fotovoltaico può produrre energia elettrica, mentre una pompa di calore può essere utilizzata per riscaldamento e raffrescamento. In determinate abitazioni possono entrare in gioco anche accumulo, ventilazione meccanica controllata e sistemi di gestione intelligente.

Ma anche qui eviterei di trasformare la casa in una specie di laboratorio tecnologico.

Se durante il giorno la luce naturale è sufficiente, non serve complicare la vita con sistemi sofisticati per controllare ogni lampadina. Se un pergolato ben orientato impedisce al sole estivo di entrare direttamente dalle finestre, è già una soluzione efficace.

Il risparmio energetico, in molti casi, comincia da decisioni molto semplici.

Alcuni esempi concreti

Gli esempi più interessanti sono forse quelli che non sembrano monumenti alla sostenibilità.

Un caso riguarda il progetto europeo REHOUSE, al quale partecipa ENEA, che ha scelto come sito dimostrativo italiano un edificio di edilizia popolare a Margherita di Savoia, in Puglia. L’intervento mette insieme isolamento, innovazione tecnologica, riduzione dei consumi e utilizzo di materiali nuovi, compresi quelli di origine naturale.

Mi sembra un esempio significativo perché riguarda un edificio residenziale, non una casa progettata per essere fotografata sulle riviste di architettura.

C’è poi un altro filone che trovo particolarmente interessante: la riqualificazione realizzata attraverso componenti prefabbricate. ENEA ha studiato la cosiddetta Off-Site Construction come possibile strumento per rendere alcuni interventi di riqualificazione più rapidi e organizzati, portando in cantiere componenti preparati in fabbrica.

È una strada ancora in evoluzione, ma fa capire quanto il concetto di sostenibilità stia cambiando. Non riguarda soltanto il risultato finale. Conta anche il modo in cui si costruisce e si ristruttura.

Per chi vive in una casa indipendente, invece, un esempio molto più semplice può essere rappresentato da una copertura verde, da una parete vegetale o da alberi posizionati nei punti giusti. Non fanno miracoli, ma possono contribuire al controllo del microclima e alla qualità degli spazi esterni.

In fondo, non è necessario costruire una casa completamente nuova per avvicinarsi a questi principi.

A volte il progetto più sostenibile è quello che parte da una casa che esiste già.

Quali sono i vantaggi

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Il vantaggio più immediato è legato ai consumi. Una casa che disperde meno calore e che sfrutta meglio luce e ventilazione naturale ha bisogno di meno energia per essere mantenuta confortevole.

Ma il conto della sostenibilità non dovrebbe essere fatto soltanto guardando la bolletta.

C’è il comfort quotidiano. Una temperatura più stabile, pareti che non diventano gelide in inverno, meno condensa e una buona qualità dell’aria possono fare una differenza che si nota soprattutto dopo aver vissuto per anni in un’abitazione poco efficiente.

C’è poi la manutenzione. Una casa progettata bene dovrebbe essere relativamente semplice da gestire, con materiali adeguati all’uso e al clima locale. Non sempre la soluzione più sofisticata è quella che dà meno problemi.

Anche il valore dell’immobile può entrare nel ragionamento. Le prestazioni energetiche sono diventate un elemento sempre più presente nelle valutazioni delle abitazioni. I dati più recenti di ENEA mostrano, per il 2024, una crescita della quota di edifici residenziali nelle classi energetiche più efficienti, mentre gli immobili nelle classi F e G sono scesi al 45,3% del totale analizzato.

Per chi sta valutando una ristrutturazione, questo porta inevitabilmente a considerare l’intervento in una prospettiva più ampia rispetto alla semplice sostituzione dei pavimenti o al rifacimento del bagno. Prima di stabilire quanto investire può essere utile anche farsi un’idea dei costi di ristrutturazione casa, soprattutto quando si decide di intervenire contemporaneamente su involucro e impianti.

Infine c’è un vantaggio più generale, che riguarda il territorio.

Ridurre i consumi, utilizzare meno materie prime, recuperare edifici esistenti e progettare spazi verdi con maggiore attenzione significa rendere le abitazioni un po’ meno dipendenti dalle risorse esterne. Non è una rivoluzione che si vede tutta insieme. È fatta di molti interventi piccoli, alcuni quasi invisibili.

Forse è proprio questo l’aspetto più interessante dell’architettura sostenibile.

Non dovrebbe obbligare a vivere dentro una casa che sembra uscita da un catalogo tecnologico. Dovrebbe, al contrario, rendere più naturale il rapporto tra edificio, ambiente e persone. Una finestra orientata bene, un albero che ombreggia una facciata, un isolamento scelto con criterio o un materiale che può essere recuperato alla fine della sua vita utile non fanno notizia.

Però, messi insieme, cambiano il modo in cui una casa funziona.

E quando la sostenibilità riesce a diventare parte normale del progetto, senza bisogno di essere mostrata, probabilmente ha raggiunto il suo obiettivo.

FAQ – Domande frequenti sull’architettura sostenibile

Qual è la scelta più importante per rendere una casa sostenibile?
Non esiste una soluzione valida per ogni abitazione. In genere, però, conviene partire dall’involucro: buon isolamento, corretta esposizione, schermature solari e serramenti adeguati riducono il fabbisogno energetico prima ancora di intervenire sugli impianti. Una casa che consuma poco in partenza ha bisogno di meno tecnologia per funzionare bene.
Quali sono i materiali migliori per costruire una casa sostenibile?
Non esiste un materiale migliore in assoluto. Legno, sughero, canapa, cellulosa e altri materiali di origine naturale possono essere interessanti, ma vanno valutati anche provenienza, lavorazione, durata, manutenzione e possibilità di recupero. La scelta più sostenibile è quella adatta all’edificio e al clima, non semplicemente quella con l’etichetta “naturale”.
Una casa sostenibile costa necessariamente di più?
Non necessariamente, anche se alcune soluzioni possono aumentare l’investimento iniziale. Il confronto andrebbe fatto considerando anche consumi energetici, manutenzione e durata dell’edificio. Inoltre, non tutte le scelte sostenibili sono costose: orientamento, ombreggiamento, distribuzione degli ambienti e uso della luce naturale dipendono soprattutto dalla qualità del progetto.
I pannelli fotovoltaici bastano per rendere una casa sostenibile?
No. Il fotovoltaico può ridurre il ricorso all’energia proveniente dalla rete, ma è soltanto una parte del progetto. Prima è utile limitare le dispersioni e il fabbisogno dell’abitazione attraverso isolamento, serramenti, ventilazione e protezione dal sole. Produrre energia pulita è più efficace quando la casa è già efficiente.
È possibile rendere sostenibile anche una casa già costruita?
Sì, e spesso è proprio la riqualificazione dell’esistente a offrire le opportunità più interessanti. Isolamento di pareti e copertura, sostituzione dei serramenti, schermature solari e aggiornamento degli impianti possono migliorare sensibilmente le prestazioni. Non sempre serve trasformare completamente l’edificio: conviene individuare prima gli interventi che risolvono le maggiori inefficienze.

Autore

  • Marco Arlai

    Ciao, sono Marco Arlai.

    Sono appassionato di scrittura e curioso per natura, con un interesse particolare per il mondo dei viaggi e della casa. Mi piace esplorare nuovi luoghi, scoprire idee e soluzioni per vivere meglio gli spazi quotidiani e trasformare ciò che imparo in contenuti utili e interessanti.

    Attraverso i miei articoli condivido esperienze, conoscenze e curiosità, con l'obiettivo di offrire ai lettori spunti, consigli e nuove prospettive.

Di Marco Arlai

Ciao, sono Marco Arlai. Sono appassionato di scrittura e curioso per natura, con un interesse particolare per il mondo dei viaggi e della casa. Mi piace esplorare nuovi luoghi, scoprire idee e soluzioni per vivere meglio gli spazi quotidiani e trasformare ciò che imparo in contenuti utili e interessanti. Attraverso i miei articoli condivido esperienze, conoscenze e curiosità, con l'obiettivo di offrire ai lettori spunti, consigli e nuove prospettive.

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